Powered By Blogger

28 ottobre 2011

Il Cambio Bandiera...a chi conviene?





Poppa Queen Elizabeth: Il cambio:da Southampton ad Hamilton. Foto: wvdleek



 "Un bel giorno, senza dire niente a nessuno, me ne andai a Genova e m'imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana..."




Molti probabilmente riconosceranno questa battuta di culto tratta dal film "Borotalco", là dove un impagabile Carlo Verdone millantava un passato di avventuriero per aggiudicarsi le grazie di Eleonora Giorgi

Difficile quantificare l'ampiezza di questa realtà in continuo aumento, ultimo caso sotto gli occhi di tutti è quello della CUNARD, nota compagnia famosa in tutto il mondo per la sua tipica classicità inglese, infatti tutti noi ricordiamo che le sue le sue navi hanno i nomi di grandi re e regine inglesi, appunto. Insomma stiamo parlando di una delle compagnie
più prestigiose di navigazione britannica, la cui fondazione risale al lontano 1838. 


Altra caratteristica è quella di una flotta premium, che distingue i passeggeri in tre categorie (con tre ristoranti diversi) e dal 1998 fa parte della Carnival Corporation.
La notizia è di quelle eclatanti in quanto qua si parla della CUNARD e non di una qualsiasi compagnia nuova, i motivi non sono precisati ma tutti noi sappiamo bene che il ricorso alle "bandiere ombra" nel settore navale serve per offrire beni e servizi a prezzi competitivi e in grado di abbassare e/o annullare le tariffe relative ai trasporti marittimi in alcuni casi,risultando da questo punto di vista particolarmente vantaggioso. 





Secondo i principi sanciti nel diritto della navigazione marittima, la bandiera issata nella nave determina l'esclusiva giurisdizione dell'imbarcazione, da qui la scelta di fare immatricolare la nave presso cosiddetti "stati di bandiera", quelli assai poco rigorosi nell'applicazione o nel controllo delle norme internazionali, dove si pagano scarsi oneri di registrazione, la tassazione è bassa e vi è un'ampia discrezionalità nell'applicazione delle leggi sul lavoro e sulla sicurezza del personale marittimo. 




Foto: wvdleek

A chi conviene?
All'armatore - sia esso una persona fisica o una giuridica - che, forte dell'anonimato e del regime offshore garantito dallo stato "ombra", risparmia considerevolmente sul pagamento delle imposte di iscrizione della nave, sulla riduzione (se non addirittura sull'eliminazione) delle tasse sul reddito dei trasporti, sulla più agevole iscrizione nelle matricole nei registri dei pubblici uffici, sull'abilitazione alla navigazione.
Alle nazioni compiacenti che, in cambio dell'offerta di una giurisdizione di comodo, ottengono remunerazioni, un parziale gettito fiscale e la possibilità di creare nuovi posti di lavoro impiegando nelle navi personale residente del paese.
Ma ebbene sottolineare che dietro queste "bandiere ombra" i primi purtroppo, a subire dei svantaggi sono proprio gli equipaggi poichè le "bandiere ombra" non sono, solo sinonimo di evasione fiscale e contributiva, ma anche di esonero dal rispetto regole sociali dell'armatore nei confronti degli equipaggi, che in molti casi vengono sottopagati, sono privi di garanzie e del rispetto delle regole di sicurezza. 





La lista degli stati di bandiera è lunghissima: le navi che destano maggiori sospetti, per esempio, sono quelle che sventolano i vessilli di Andorra, di Anguilla, di Antigua, delle Antille Olandesi, di Aruba, delle Bahamas, del Bahrein, delle Barbados, del Belize, delle Barbados, di Bermuda, di Cipro, di Rep.Domenicana, di Gibilterra, di Genada, dell'isola di Man, delle Cayman, di Mauritius, etc.




Tra le prime della classe, ci sono naturalmente, quelle di Panama e Liberia.
L'esempio "classico" della convenienza in campo internazionale di questo sistema è quello della bandiera panamense, basti pensare che nel 2004 risultavano iscritte nel suo registro marittimo ben 9.921 navi, figuriamoci oggi...
Volendo essere più precisi, facendo ricorso alla bandiera panamense i vantaggi riguardano la facilità di utilizzo e la bassa tassazione fiscale in primis. 





Queen Elizabeth in Amsterdam:  Foto: wvdleek

Infatti nella fase di registrazione tutte le navi devono pagare una tassa di iscrizione valida sei mesi e su scala variabile, più una tassa di concessione governativa. La tassa di registrazione varia da 500 dollari (per le navi fino 2mila tonnellate) a un massimo di 6.500 dollari. La tassa annuale si calcola in ragione di 10 centesimi di dollaro al netto delle tonnellate (più altri oneri). Le navi che prestano servizio all'estero devono pagare un'imposta consolare annuale che varia dai 1.200 ai 3.000 dollari. 

Infine, il reddito derivante dall'attività di trasporto marittimo internazionale con bandiera panamense è del tutto esente da imposte. 




Ma ritornando al caso delle navi da crociera risulta conveniente per le "licenze" a giocare d'azzardo specie per continuare ad alimentare un forte cespite di guadagno come i casinò. Infatti, è grazie all'adozione della bandiera ombra che per queste imbarcazioni si configura la condizione giuridica di extraterritorialità e che quindi permette di poter tenere sempre aperte le sale da gioco (a titolo di esempio: se l'unità batte bandiera italiana, le roulettes e i baccarat possono restare aperti e funzionare soltanto al di fuori delle acque territoriali e non entro i canali interni dove, di fatto, sino a oggi sono chiusi e sigillati durante le soste nei porti e nei tratti delle acque interne). 

Quindi nel 2011 non ci dobbiamo meravigliare più di nulla, se una compagnia antica e prestigiosa come CUNARD cambia registro (scusate il gioco di parole) non dobbiamo meravigliarci se in futuro le navi verranno costruite in oriente, di trovare personale proveniente sempre da oriente e speriamo di no, ma chissà che in futuro non si possa correre il rischio che anche il cibo arrivi da quelle parti...






Mirko

Pazzoperilmare.com


Nessun commento:

Visualizzazioni totali

Come reputi il blog di Economia del Mare?