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15 aprile 2012

Leggere tra le Onde: "Robinson Crusoe" di Daniel Defoe







Robinson Crusoe


Daniel Defoe


1719 


Robinson Kreutznaer è un ragazzo
ventenne che ha una grande passione per i viaggi e la vita in mare ma il padre non
appoggia questa passione e lo invoglia a vivere una vita completamente diversa.
Nonostante ciò, Robinson Crusoe, così chiamato, fugge di casa. Durante il
viaggio, però, viene catturato dai pirati di Salè presso i quali resta
prigionieri per diversi mesi. Riesce poi a scappare e a rifugiarsi in Brasile, consapevole
di non poter più tornare indietro, dove lavora 
facendo nascere molte piantagioni. Successivamente un nuovo viaggio lo
coinvolge ma durante il tragitto, la nave, su cui si è imbarcato, affonda
portando alla morte tutto l’equipaggio, tranne lui che riesce a salvarsi,
ancora una volta. Si ritrova, così, su un’isola al largo del Venezuela dove
resterà per ben ventotto anni. Si abitua presto alla nuova vita selvaggia,
prende con se un pappagallo parlante e scopre un tribù di cannibali. Dopo
averli uccisi ne lascia in vita uno solo che chiama Venerdì, civilizzandolo, insegnandogli
la lingua inglese, la sua religione e divenendone un vero amico! Dopo circa
trentacinque anni ritorna a York e scopre di essere possessore di un’elevata
somma di denaro grazie al ricavato delle sue piantagioni brasiliane ma decide
di vendere tutto e di ritornare sull’isola dove resterà per sempre con il
titolo di governatore.





Daniel Defoe scrive questo
romanzo con la consapevolezza di far contenti i suoi connazionali, gli inglesi,
amanti della marina, della navigazione e della Bibbia – di cui ci sono molti
elementi a riguardo nel romanzo. Con una tecnica di scrittura scorrevole,
leggera e semplice lo scrittore racconta le avventure di un ragazzo giovane, un
personaggio picaresco direi, che vive esperienze che lo portano a crescere
interiormente oltre che fisicamente. La natura è presente con le sue difficoltà
e aiuti ma il ragazzo che non sempre saprà adattarsi ad essa. Più che racconto
di una storia fantastica definirei il Robinson
Crusoe
un diario di un naufrago. Infatti Defoe, dopo aver proposto la
storia abbozzata, fu incaricato da William Taylor, librario che l’avrebbe
pubblicato, di renderlo simile ad un diario di bordo in cui vi erano annotate
le vicende del ragazzo.


Il successo del romanzo arriva
fin da subito, in tutto il mondo e infatti si stimano oltre 700 edizioni in
tutto il mondo e traduzioni in tutte le lingue.





Curiosità





Il romanzo/diario ebbe anche due
seguiti Ulteriori avventure di Robinson Crusoe e Riflessioni serie ma che non furono accolti bene dalla
critica limitandone, così, il successo e la diffusione.





Le trasposizioni cinematografiche





1) Les aventures de Robinson
Crusoé, realizzato nel 1902 dal regista Georges Méliès.


2) Le avventure di Robinson
Crusoe diretto da Luis Buñuel (1952);


3) Naufragio nel pacifico di Jeff
Musso (Italia, 1962)


4) Robinson Crusoe, 1997 girato
da Rod Hardy e George Miller, con l'attore Pierce Brosnan nei panni di Crusoe.





Serie televisive





1) Le avventure di Robinson
Crusoe di Jean Sacha (1964), serie televisiva di produzione francese, trasmessa
anche in Italia nel 1965 per la TV
dei ragazzi.


Cast Away, girato nel 2000 in USA da Robert
Zemeckis, con Tom Hanks come interprete, che ricorda molto da vicino - anche se
in versione attualizzata - il personaggio letterario creato da Defoe.


2) Le avventure di Robinson
Crusoe, del 1964 per la televisione francese e trasmessa in vari Paesi.





Per la Rubrica domenicale “Leggere tra le onde” a cura di Stefano
Mosca.





Con questo libro, la rubrica "Leggere tra le onde" va in vacanza e in attesa di nuove letture, a questo link (anche sulla barra superiore) potete trovare la pagina con tutti i libri consigliati.

Grazie a tutti per la calorosa partecipazione.






8 aprile 2012

"Leggere tra le Onde" -Capitani Coraggiosi di Rudyard Kipling






Capitani coraggiosi


Rudyard Kipling


1897 


Il romanzo racconta la storia del
quindicenne Harvey Cheyne, arrogante e presuntuoso, figlio del ricco magnate
delle ferrovie americane, che, grazie alla sua posizione economica, riesce ad
ottenere tutto ciò che vuole senza un minimo sforzo. Durante un viaggio verso
l’Europa, il ragazzo cade dalla nave e viene recuperato dalla nave di pescatori
We're Here che si trova nelle
vicinanze. Una volta a bordo, Harvey, conosce il duro lavoro dei pescatori e le
difficoltà del mare e della pesca. Col tempo riesce ad integrarsi e ad
apprendere il mestiere di pescatore, a capire cosa significa lavorare duro per
ottenere un guadagno, seppur minimo e a modificare il suo carattere! Riesce a
stringere rapporti di stima e rispetto col burbero capitano Disko Troop, con
suo figlio Dan, con Zio Salters, il misterioso personaggio Pennsylvania Pratt e
il cuoco di bordo. Questa esperienza traumatica porta il ragazzo alla crescita
personale e professionale facendolo diventare un vero marinaio e un vero uomo.





Rudyard Kipling narra la vicenda
con un linguaggio semplice e diretto. I personaggi si prestano a monologhi
interiori volti ad una maggiore conoscenza di se stessi. Il protagonista,
Harvey Cheyne, cresce sia dal punto di vista fisico che da quello caratteriale,
riuscendo a lasciarsi alle spalle la “vita facile” e ad abbracciare
consapevolmente una vita fatta di lavoro duro e pesante. L’incontro finale con
i genitori metterà in luce maggiormente questa trasformazione.


Kipling non perde mai occasione
di mettere in evidenza la sua conoscenza in materia di mare e pesca.





Curiosità:





Dal romanzo è stato tratto il film omonimo del 1937 diretto
dal regista Victor Fleming.





Per la Rubrica domenicale “Leggere tra le onde” a cura di Stefano
Mosca



1 aprile 2012

"Leggere tra le Onde" -L'isola Misteriosa" di Jules Verne







L’isola misteriosa


Jules Verne


1874


  


Durante la Guerra di Secessione viene
assediata la città di Richmond e cinque uomini tentano la fuga utilizzando un
pallone aerostatico. Dopo alcuni giorni, i cinque protagonisti, Cyrus Smith,
Gideon Spilett, Nabucodonosor (Nab), Pencroff, e Herbert Brown naufragano su
un’isola misteriosa del Pacifico meridionale, non essendo segnata sulle mappe
essi la chiameranno Isola Lincoln, in onore del presidente Abramo Lincoln. Su
quest’isola i protagonisti, nonostante le avversità e le difficoltà, riescono
ad accendere il fuoco, ricavano da una grotta un rifugio accogliente, detto
Casa di Granito, riescono a costruire una nave per poter scappare via e
determinano la loro posizione geografica. L’isola è misteriosa oltre perché non
presente sulle mappe in dotazione ma anche perché luogo di avvenimenti
misteriosi, come la sopravvivenza di Smith in seguito alla caduta dal pallone,
al ritrovamento di una cassa piena di equipaggiamento con armi e utensili, la
scoperta di una pallottola di piombo nel corpo di un maiale e il ritrovamento
di un messaggio in mare con una richiesta d'aiuto. Sarà proprio questo
messaggio a convincere il gruppo a far visita alla vicina Isola di Tabor. Una
volta approdati sull’Isola i naufraghi scoprono un rifugio segreto dove c’è un
uomo, ovvero Ayrton (personaggio che fa parte del primo libro I figli del Capitano Grant) che vive
abbandonato e in condizioni disumane e che sarà, successivamente, riportato
alla civilizzazione proprio grazie ai suoi salvatori. Durante il viaggio di
ritorno sull’Isola di Lincoln il gruppo viene attaccato da una nave di pirati,
ex compagni di Ayrton. Questa, però, viene inspiegabilmente distrutta e tutto
l’equipaggio viene annientato (anche questo per cause sconosciute). Arrivati finalmente
sull’Isola di Lincoln si scopre esser il rifugio del Capitano Nemo (incontrato
nel secondo libro, Ventimila leghe sotto
i mari
) che aveva aiutato gli uomini svelando, così, tutti quegli aiuti
misteriosi. Nemo, anziano, muore e viene sepolto in fondo al mare dentro al suo
Nautilius che funge da tomba! Infine
l'isola esplode in un'eruzione vulcanica e i naufraghi riescono a salvarsi su
un piccolo scoglio, ultimo resto della Casa di Granito. Vengono tratti in salvo
dal Duncan, il panfilo di Lord Glenarvan
(su cui hanno navigato i protagonisti de I
figli del capitano Grant
). Il panfilo era ritornato per recuperare Ayrton e
cercare i naufraghi a seguito di un messaggio lasciato sull'isola Tabor proprio
dallo stesso Nemo.





Verne ci regala l’ultimo capitolo della trilogia, (qui e qui il primo e secondo libro) fitto di
avvenimenti inizialmente inspiegabili e poi rivelati alla fine del romanzo. Lo
scrittore ancora una volta ci mostra la sua conoscenza in materia di mare e di
imbarcazioni e questa volta fa riprende i personaggi dei due precedenti
capitoli facendoli ritornare in modo sorprendente.





Trasposizioni:





Cinema 


1) L'isola misteriosa (The
Mysterious Island, 1929), di Benjamin Christensen, Lucien Hubbard e Maurice
Tourneur; liberamente basato sul romanzo, parzialmente muto; pur essendo stato
girato anche a colori, sopravvivono solo copie in bianco e nero


2) Mysterious Island
(1951) di Spencer Gordon Bennet, con Richard Crane e Marshall Reed


3) L'isola misteriosa (Mysterious
Island, 1961) di Cy Endfield; conosciuto anche come Jules Verne's Mysterious
Island; effetti speciali di Ray Harryhausen; il Capitano Nemo è interpretato da
Herbert Lom


4) L'isola misteriosa e il
capitano Nemo (1973, coproduzione Italia/Francia/Spagna) di Juan Antonio Bardem
e Henri Colpi, con Omar Sharif


5) Viaggio nell'isola misteriosa
(Journey 2: The Mysterious Island, USA 2012) di Brad Peyton.





Televisione 


1) Mysterious Island (1975),
serie TV australiana


2) Mysterious Island (1995) serie
TV americana con Alan Scarfe nella parte di Cyrus Smith


3) Mysterious Island (2005) film
per la televisione





Fumetti 


1970: L'isola misteriosa
Riduzione a fumetti per la rivista Il Giornalino, disegni di Franco Caprioli





Animazione


L'anime giapponese Il mistero
della pietra azzurra, della Gainax, è parzialmente ispirato a questo libro e ne
riprende alcune scene.





Videogiochi 


L'Adventure Company ha prodotto
un videogioco per PC: Ritorno all'Isola Misteriosa in cui si gioca nei panni di
un naufrago sull'isola Lincoln che scopre la storia dei naufraghi del romanzo.





Per la Rubrica domenicale “Leggere tra le onde” a cura di Stefano
Mosca.




24 marzo 2012

"Leggere tra le Onde" -"Ventimila leghe sotto i mari"-







Ventimila leghe sotto i mari


Jules Verne


1870





Eccezionalmente, questa settimana, la rubrica "Leggere tra le Onde" passa al sabato.





Immediatamente dopo il periodo
della guerra di secessione si diffonde la notizia della presenza di un mostro marino
terrificante che si abbatterebbe sulle navi distruggendole e seminando morte e
terrore. Così, il professor Pierre Aronnax è deciso più che mai a cercare
questo mostro per ucciderlo e liberare finalmente i mari. Si imbarca sull'Abraham Lincoln con il suo fedele amico
Conseil e con un altro personaggio, Ned Land. Nonostante le ricerche i tre
uomini non riescono a trovare il famoso mostro marino e sono sul punto di
abbandonare la spedizione ma ecco che dalle profondità delle acqua Giapponesi
esce, in tutta la sua grandezza, un gigantesco mostro, che non esita ad
attaccare l’Abraham Lincoln. Aronnax,
Conseil e Ned Land vengono scaraventati fuori dalla loro imbarcazione. Per non
cedere completamente alla morte i tre uomini, incuriositi dalla bestia, corrono
a vedere di cosa si tratta e scoprono che esso non è altro che un sottomarino,
costruito dal Capitano Nemo, dal nome Nautilius.
I tre vengono catturati. All’interno del sottomarino trascorreranno dei mesi in
cui avranno modo di esplorare i fondali marini, imbattersi in vere e proprie battute
di caccia, incontrare i calamari giganti e vivere emozioni uniche. Al loro
entusiasmo, però, non prende parte Ned Land che cerca, invano, più volte, di
scappare. Diversi mesi dopo il Nautilius viene inghiottito dal terribile gorgo
del Maelström, vicino alle coste della Norvegia. Scaraventati, per la seconda
volta, su una delle isole Lofoten, i protagonisti attendono di far ritorno in
Francia.





Ventimila leghe sotto i mari rappresenta il secondo capitolo di una
trilogia - I figli del Capitano Grant
(I) e L’isola misteriosa (III). Jules
Verne, ancora una volta, ci fa salire a bordo di una sua imbarcazione per
portarci in giro per i mari e isole inesplorati dimostrando la sua capacità di
conoscenza in materia geografica, floristica e faunistica. I dettagli forniti
permettono al lettore di immaginare chiaramente i luoghi toccati dai
protagonisti; è una vera e propria immersione nel mondo fantastico di Verne.





Curiosità:





20.000 leghe è la distanza
percorsa dal Nautilius durante la permanenza a bordo di Aronnax, Conseil e Ned
Land. Corrispondono a circa 80.000
km
.


Ventimila leghe sotto i mari ha ispirato tantissimi registi di
film, documentari e cortometraggi in tutto il mondo. Anche per la tv sono stati
realizzati tanti episodi dedicati alla storia del Nautilius.





Per la Rubrica “Leggere tra le onde” a cura di Stefano
Mosca.




18 marzo 2012

"Leggere tra le Onde" 6 "I figli del capitano Grant"









I figli del capitano Grant


Jules Verne


1867





In seguito al naufragio della
nave Britannia, il capitano Harry
Grant lancia in mare un messaggio di aiuto in una bottiglia. Fortunatamente
questo messaggio arriva ai figli dello stesso capitano, Mary e Robert, che
iniziano immediatamente una spedizione per ritrovare il padre. Nel messaggio,
però, non sono ben chiare le coordinate del naufragio e quindi, appresa solo la
latitudine - 37 gradi - la spedizione circumnavigherà il 37° parallelo.


Partiti sullo yacht Duncan, si aggregano a Mary e Robert,
nella ricerca del capitano Grant, anche Lord Glenarvan, sua moglie e il
cartografo francese Jaques Paganel. Dopo aver navigato per la Patagonia, Amsterdam,
Argentina, Nuova Zelanda approdano in Australia dove si imbattono in Ayrton, il
quartiermastro della Britannia, che si offre di aiutarli nella ricerca del
capitano. Ayrton, poi, si rivela essere un traditore che aveva cercato di
trasformare la nave Britannia in una nave pirata e per questo abbandonato dallo
stesso Grant in Australia. Così viene subito arrestato e lui stesso, in cambio
della libertà, si offre nuovamente di dare indicazioni sul capitano. Il Duncan fa rotta sull’isola Tabor per
rilasciare Ayrton e fortunatamente sull’isola si scopre il rifugio del capitano
Grant.





I figli del capitano Grant è il primo di una trilogia (Ventimila leghe sotto i mari e L'isola misteriosa). In principio non fu
concepito come primo di tre libri e quindi pubblicato singolarmente in tre
tomi. Sarà solo più tardi che lo scrittore aggiungerà gli altri due capitoli. Jules
Verne, come sua particolarità, descrive luoghi e scene in modo molto
dettagliato fornendo al lettore non solo capacità di scrittura ma anche di
conoscenza in campo geografico. Infatti i luoghi toccati dai protagonisti, come
la Patagonia,
l’Australia, Amsterdam, la Nuova Zelanda,
l'isola di Tristan Da Cunha e la stessa isola Tabor, sono descritte nei minimi
particolari con riferimenti anche alla flora e alla fauna dei territori. Insomma
come era già avvenuto per Viaggio al
centro della terra
e Il giro del
mondo in 80 giorni
, Verne ci regala uno splendido viaggio in mare fatto di
scoperte, rivelazioni e descrizioni di luoghi incantevoli.





Curiosità: 


Nel cinema:





1) Les
enfants du capitaine
Grant, film francese del 1913


2) I figli del capitano Grant (In search of the Castaways), film
statunitense del 1962





In fumetti:





1) Les enfants du capitaine Grant, fumetto francese del 2009








Rubrica domenicale “Leggere tra le onde” a cura di Stefano
Mosca.






11 marzo 2012

"Leggere tra le Onde": #5 "Il Vecchio e il Mare"






Il vecchio e il mare


Ernest Hemingway


1952





È la storia di Santiago e Manolo.
Santiago è un vecchio pescatore che da ottantaquattro giorni non riesce a
pescare un solo pesce. Manolo è il suo aiutante/amico che lo aiuta e incoraggia
in quella che sembra una sfida persa in partenza. Un giorno, però, i genitori
di Manolo lo costringono a lasciare il vecchio e ad unirsi ad un altro gruppo
di pescatori che, invece, hanno una buona raccolta. Il vecchio, rimasto solo,
continua a sfidare il mare allontanandosi sempre di più. Manolo, di nascosto,
continua a servire il suo amico, portandogli esche, cibo e dandogli conforto
nei momenti peggiori. Un giorno Santiago riesce a far abboccare un marlin. La
lotta tra i due è feroce e continua per tre interminabili giorni e tre notti
portando gravi ferite sia al pesce che al vecchio che non vuole cedere il suo
bottino! Alla fine Santiago riesce ad uccidere il grande marlin portandolo in
riva e rivendicando la sua bravura come pescatore ma la sua preda lascia scie
di sangue che attirano le attenzioni di uno squalo affamato. Alla fine il
vecchio raggiunge la terra ferma e con lui porta quel che resta del marlin,
ovvero solo lo scheletro.





Hemingway ci porta in mezzo al
mare per farci vivere scene di “vita da pesca”. Il racconto fu concepito,
inizialmente, come un grande romanzo, ispirato al Moby Dick di Melville, una
sorta di libro del mare ma l’idea fu messa da parte. I temi che si concentrano
in questo racconto sono molteplici, l’amicizia in primo luogo e la conseguente
solitudine; la vita di mare e la passione per esso – e da qui anche la passione
di Hemingway per la pesca – la vecchiaia e lo sconforto di chi giovane non è
più ma al tempo stesso la forza e tenacia di voler dimostrare che nulla è
finito e perduto – e infatti il vecchio dimostrerà la sua vittoria e infine il
rapporto uomo/natura.


Gli spazi sono principalmente il
mare, dove avvengono le scene più importanti ma anche la capanna di Santiago e
il bar.


Alla fine vince il vecchio
rugoso, magro ma con gli occhi di un giovane che ripone nel mare le sue
speranze.





Curiosità:





1) Il racconto vinse il premio
Pulitzer nell'anno 1953.


2) Il successo del racconto fece
vincere il premio Nobel nel 1954 ad Hemingway.


3) Nel 1958 il regista John
Sturges girò un film ispirato al libro di Hemingway che vinse anche un Oscar
per le musiche.


4) Esiste una breve versione
d'animazione, The Old Man and the Sea di Aleksandr Petrov (1999), realizzata in
un interessante stile pittorico. Questa versione ha vinto nel 2000 il premio
Oscar per l'animazione.


5) Il libro ha dato anche
inspirazione al cantautore Roberto Vecchioni, che nell'album Rotary Club of
Malindi ha inciso una canzone intitolata proprio "Il vecchio e il
mare".


6) Il libro viene citato nel film
" The Big Kahuna " di John Swanbeck (1999).





Tra le pagine più belle leggiamo:





“L'uomo non trionfa mai del tutto, ma anche quando la sconfitta è
totale quello che importa è lo sforzo per affrontare il destino e soltanto
nella misura di questo sforzo si può raggiungere la vittoria nella sconfitta.”





“Non lo disse ad alta voce perché sapeva che a dirle, le cose belle non
succedono.”





“Pensa se ogni giorno un uomo dovesse cercar di uccidere la luna,
pensò. La luna scappa. Ma pensa se ogni giorno un uomo dovesse cercare di
uccidere il sole?”





Rubrica domenicale “Leggere tra le onde” a cura di Stefano
Mosca
.



4 marzo 2012

"Leggere tra le Onde": #4 Moby Dick di Herman Melville







Moby Dick


Herman Melville


1851





Ismaele si imbarca sulla
baleniera Pequod che va a caccia di capodogli e balene. Sulla stessa conosce,
per la prima volta, il Capitano Achab, un uomo forte e con una gamba d’osso di
balena, deciso a trovare la balena bianca Moby Dick e ad ucciderla per
vendicarsi della mutilazione subita. La mostruosa Moby Dick si aggira nei
fondali pronta ad uccidere chiunque provi a seguirla. Tutti hanno paura di lei
e nessuna imbarcazione tenta di inseguirla. Ma il capitano Achab è pronto a
correre ogni rischio pur di trovarla!


Per mesi il Pequod naviga in
cerca della balena bianca e dopo l’apparizione del mostro marino il capitano si
fa ancora più deciso nello sfidare la creatura ma le conseguenze di questo
attacco sono prevedibili e portano alla morte del capitano facendolo
sprofondare negli abissi. L’unico a salvarsi è proprio Ismaele.





Melville ci fa vivere delle scene
epiche, raccontate da Ismaele, alter ego dello scrittore, di ricerca e lotta
alle balene, trascina il lettore attraverso ogni momento lasciandolo in balia
di significati da interpretare. Non è solo questa la trama di Moby Dick, ogni
scena ha significati da trovare e analizzare. Il lettore vive momenti di
riflessione, di smarrimento (proprio come i personaggi in mezzo all’oceano) e
di confusione tra storia e digressioni, citazioni e allegorie.








Curiosità:





1)   Alla sua uscita non fu preso molto in considerazione ma
oggi è ritenuto uno dei capolavori della letteratura americana.


2)  Herman
Melville fu ispirato per la composizione del libro dalle esperienze del
capitano George Pollard (Comandante di una baleniera). Egli perse la propria
nave (la Essex)
a causa dello speronamento di un cetaceo, e ciò ispirò Melville quando lo
conobbe dopo un secondo naufragio avvenuto diversi anni dopo al largo delle Hawaii.


3)      Moby
Dick in realtà è un capodoglio e non una balena bianca.


4)      In
Italia fu tradotto per la prima volta da Cesare Pavese nel 1932.


5)     
Moby Duck è un personaggio della Disney ispirato al
romanzo; appare in Paperino con Moby Duck (sulla scia d'una balena)





Riferimenti al
romanzo:





1)     
Nel libro I mari del sud di Cesare Pavese c'è un
chiaro rimando all'opera di Melville.


2)     
Nell'album Led Zeppelin II dei Led Zeppelin è presente
un brano strumentale il cui titolo è proprio Moby Dick.


3)     
L'album Leviathan dei Mastodon è un concept
album basato sull'opera di Melville.


4)     
Nell' album Samarcanda di Roberto Vecchioni, nel
brano Canzone per Sergio vi è un riferimento al romanzo nei versi "Il
capitano Achab non torna più / dal viaggio contro l'impossibile"
.


5)     
Nell'album Marinai, profeti e balene di Vinicio
Capossela vi sono chiari rimandi al romanzo di Melville, in particolare il
brano Fuochi Fatui racconta la fine del capitano Achab e della baleniera
Pequod.





Rubrica domenicale “Leggere tra
le onde
” a cura di Stefano Mosca.




26 febbraio 2012

"Leggere tra le Onde": #3 Tu, Mio di Erri De Luca (1998)

Scritto in prima persona, Tu, Mio racconta la storia di un ragazzo adolescente che trascorre un’estate degli anni ‘50 sull’Isola di Ischia. La storia di un ragazzo che ama l’Isola, la pesca, la compagnia dei più grandi si intreccia con quelli che sono i problemi adolescenziali, come l’amore per una ragazza misteriosa, il complicato rapporto con i più grandi e il farsi accettare. Il ragazzo scopre, così, la bellezza dell’amore ma anche le sue difficoltà nell’esprimersi, scopre i sentimenti e la voglia di comunicare…



Erri De Luca ci descrive, attraverso fotografie sbiadite, scene di vita di pescatori, di ragazzini, di primi amori e del mare che fa da sfondo a quasi ogni scena. Non ha timore di rivelare le inquietudini del protagonista, la sua difficoltà nell’inserirsi tra i più grandi e quella follia d’amore, che lo sorprende all’improvviso, per una ragazza più grande. La curiosità di un ragazzo nei confronti del passato e il disinteresse verso il futuro. Erri De Luca ci presenta scene molto realistiche, soleggiate, calde, in riva al mare che bagna e raffredda gli animi ma anche scene notturne, buie, dopo il calar del sole. Un piccolo libro in cui ogni frase di De Luca va sottoposta ad analisi. La penna scorrevole e delicata dello scrittore appassiona fin da subito, da quando ci presenta il magro ragazzo adolescente fino al raggiungimento di una più ruvida maturità.



Tra le pagine possiamo leggere:



“Quello che succederà qui non potrà toccarla, raggiungerla. Sarà lontano,

dormirà mentre un ragazzo scenderà di notte da una casa per accendere un fuoco.

Sarà un fuoco che non la risarcirà.”
“Quando sarai partita risponderò di me con il fuoco. Non

è mio, io lo eredito. Eredito il tuo lutto insieme al gesto che un altro padre

non fece nel suo tempo. Eredito il suo debito, un fuoco in mano a un figlio.”
“Era l’estate dei miei sedici anni, stavo su un precipizio

di sentimenti. In disparte dai coetanei non ero attento alle ragazze in età

buona per me. Mi piacevano le più grandi, un desiderio impossibile. Però quell’estate

riuscii, unico dei miei coetanei a frequentarle.”


Rubrica “Leggere tra le onde” a cura di Stefano Mosca,



19 febbraio 2012

"Leggere tra le Onde": #2 L’Oceano di James Hanley

In seguito all’affondamento della nave Aurora, il marinaio Curtain si ritrova in mezzo all’oceano con altri quattro sopravvissuti. Deciso a portarli sani e salvi alla riva, Curtain mette da parte se stesso per la salvezza degli altri naufraghi. Ma l’oceano, quell’immensa massa d’acqua, li mette a dura prova.

Ognuno di loro si sente sotto accusa, sotto esame di coscienza, tra ricordi, emozioni e sentimenti che riaffiorano e l’oceano che rappresenta un grande specchio davanti al quale ognuno confessa i propri timori. Tra di loro c’è anche un prete, forse l’unico a convincersi veramente che quella sarà l’ultima avventura…



Lo scenario allestito da Hanley è costruito in modo tale che il lettore ha la sensazione di trovarsi su quella scialuppa! Dialoga, vede e vive con i personaggi. Ogni scena, ogni azione è senza tempo. Ogni personaggio vive momenti senza mai tener conto del tempo che passa perché l’unico tempo è scandito dal rumore dalle onde dell’oceano, fantastico in certe situazioni e terribile e piene di insidie in altre.



Essi non si trovano più a sfidare la morte ma il proprio io, nello stare soli con se stessi. Il lato riflessivo spinge i naufraghi all’alienazione, alla ricerca di se stessi dinanzi a quell’immensità, a quella tavola salata, meta di salvezza dall’affondamento ma anche luogo di inaspettate insidie psicologico-emotive.

Hanley, con la sua grande capacità descrittiva, accompagna il lettore per mano, gli fa vivere le stesse situazioni e gli pone gli stessi interrogativi posti ai protagonisti.





Tra le pagine si legge:



“Quello era il pericolo. Ingannarsi. Pensare che il mondo fosse subito dietro la linea dell'orizzonte, che l'oceano fosse piatto e solido e "bello", come si leggeva in certi romanzi, "in realtà a me sembra solo pieno d'acqua.”



“Passò un giorno, venne la notte, passò anche quella: intanto la barca strisciava, insetto nell’oceano, piatto, muto.”



“Alla fine la barca si bloccò, la cime cigolava laddove era stata fissata. Il giorno finì, il buio fu completo.”



Curiosità:

Questo romanzo fu pubblicato per la prima volta nel 1941 ed è disponibile dal 2002 solo con l’Edizione Giano (Traduzione di Eileen Romano e Postfazione di Alan Ross). Acquistabile quì



Rubrica domenicale “Leggere tra le onde” a cura di Stefano Mosca.



12 febbraio 2012

"Leggere tra le Onde": #1 Novecento di Alessandro Baricco






“Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno.”



Questo Guy de Maupassant afferma e se quella porta di cui parla fosse un libro? Una piccola porta tascabile, sempre nella nostra borsa, che possiamo aprire quando vogliamo e dalla quale possiamo affacciarci ed esplorare luoghi mai visti, vivere emozioni uniche e avventure surreali. Questa è la potenza di un libro! Aprirlo ovunque e decidere in qualsiasi momento quale esperienza fare, dove e in compagnia di chi…intraprendere il viaggio…un viaggio che ci farà sognare, navigare in mari diversi.



Ecco il perché di questa rubrica. Conoscere quali libri hanno dato risalto al mare, quali ne hanno esaltato la bellezza e quanti, invece, i pericoli. Delle recensioni, dei commenti, impressioni da condividere con voi.



Ne “Alla ricerca del tempo perduto” Marcel Proust afferma:



“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.”



Quegli occhi che ci faranno vivere emozioni indimenticabili attraverso la lettura dei più bei romanzi sul mare…

Benvenuti a tutti nella rubrica domenicale “Leggere tra le onde”.



Stefano Mosca




NOVECENTO – Un Monologo


Alessandro Baricco







 Quando la terra ti abbandona ed il mare ti prende in consegna di certo sarai debitore alle onde per il resto della tua vita!

Scritto e pubblicato nel 1994 come monologo teatrale, Novecento racconta la storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, trovato quando era in fasce dal marinaio di colore Danny Boodman sul transatlantico Virginian e cresciuto fino all’età di otto anni, anno in cui il piccolo bambino perde il padre adottivo, quella figura che lo aveva seguito con grande affetto e attenzione. Inizia così la sua vita da clandestino sulla nave fino al giorno in cui dimostra il suo grande talento nel suonare il pianoforte. Sbalorditi, increduli e al tempo stesso estasiati dalla meravigliosa musica che il bambino riusciva a creare, lo staff di bordo gli da in consenso di vivere sulla nave, li dove era nato! La sua musica raggiunge i quattro angoli della terra eppure lui, su quella stessa terra, mai ha messo piede e si mescola al dolce rumore delle onde.

Novecento, così chiamato, vive le città attraverso le persone che incontra, attraverso le tante lingue che sente ma soprattutto negli occhi che incrocia. Conosce tutti i posti del mondo pur non essendoci mai stato. Lui non vede le persone, lui le sente e ciò gli permette di esplorare l’intera terra. Ma quella nave rappresenta il suo mondo, il suo piccolo mondo che mai lascerà…



. Tra le pagine più belle si può leggere:



“Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio.”



“Allora li ho incantati. E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto.”



“Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n'erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa.”



Curiosità:

• Nel 1998 il regista Giuseppe Tornatore dirige il film, La leggenda del pianista sull'oceano tratto appunto dal monologo e vincitore di: 1 Golden Globe come miglior colonna sonora; 1 Guild Film Award come miglior film straniero: 6 David di Donatello come miglior regia, miglior fotografia, miglior colonna sonora, miglior scenografia, migliori costumi e Premio David Scuola; 5 Nastri d'argento come miglior regia, miglior produttore, migliore sceneggiatura, miglior scenografia e migliori costumi; 1 European Film Awards come miglior fotografia; 1 Efebo d'oro; 1 Ciak d'oro come miglior film.



•Nel 2008 il famoso settimanale Topolino (n°2737) propone una storia a fumetti tratta proprio dal Monologo di Baricco con il titolo La vera storia di Novecento. Le tavole di questo fumetto furono esposte, nello stesso anno, alla Fiera del libro di Torino.



Rubrica "Leggere tra le onde" a cura di Stefano Mosca




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